Thunder Media Day 2026

Il Media Day ha ufficialmente aperto la stagione 2026/27 degli Oklahoma City Thunder. Tra i tanti temi affrontati dai giocatori, il ritorno di Jalen Williams, il nuovo volto del roster, gli addii di Dort, Joe e Wiggins, la crescita di Chet Holmgren e la situazione contrattuale di Cason Wallace.

Dopo una offseason caratterizzata da importanti cambiamenti, i Thunder sono finalmente tornati a riunirsi.

Il Media Day di lunedì 28 settembre ha dato il via ufficiale alla stagione 2026/27, con Shai Gilgeous-Alexander, Jalen Williams, Chet Holmgren, Cason Wallace, Alex Caruso e gli altri giocatori chiamati a raccontare le proprie sensazioni alla vigilia dell’inizio del training camp.

La squadra è cambiata. Lu Dort, Isaiah Joe e Aaron Wiggins non ci sono più, mentre giocatori come Cason Wallace, Ajay Mitchell e Jared McCain saranno chiamati ad assumere responsabilità maggiori.

Ma il nucleo principale è rimasto intatto.

E dalle parole dei giocatori emerge soprattutto una convinzione: i Thunder vogliono continuare a essere sé stessi, pur trovando una nuova versione della squadra.

SGA e gli addii di Dort, Joe e Wiggins: “Fa schifo, ma è il business NBA”

Uno dei temi inevitabili del Media Day era rappresentato dalle partenze di Lu Dort, Isaiah Joe e Aaron Wiggins.

Per la prima volta da diversi anni, Oklahoma City ha perso contemporaneamente tre giocatori che erano diventati parte integrante del gruppo.

Shai Gilgeous-Alexander non ha nascosto il lato umano della situazione.

“It sucks.”

Il due volte MVP ha spiegato quanto quei giocatori fossero importanti non soltanto per ciò che portavano sul campo, ma soprattutto per i rapporti costruiti nel corso degli anni.

“Obviously we’re a really close, tight-knit group, and those guys had a big hand in not only our success on the court but the relationships and the brotherhood off the court.”

Dort, Joe e Wiggins, però, non sono semplicemente spariti dalla vita dei loro ex compagni.

“Those guys will only be one call away from me and vice versa.”

Poi la consapevolezza che accompagna inevitabilmente la NBA:

“It’s the business of the NBA.”

SGA ha quindi riconosciuto che il roster continuerà inevitabilmente a cambiare nel corso della carriera.

Il punto, adesso, sarà costruire nuovi rapporti e una nuova identità senza perdere ciò che ha reso Oklahoma City così speciale.

“Siamo ancora i Thunder”: il messaggio di Alex Caruso

Il concetto espresso da Shai è stato ripreso anche da Alex Caruso, uno dei veterani del gruppo.

La guardia ha probabilmente sintetizzato meglio di chiunque altro il momento che sta vivendo Oklahoma City:

“Fundamentally, we are still the Oklahoma City Thunder.”

Il roster è cambiato, ma i principi non devono necessariamente cambiare.

“We want to try and be the same team, we just have to fit new pieces in and figure out what that looks like.”

Caruso ha sottolineato anche un aspetto importante: i Thunder non hanno perso i loro tre principali realizzatori.

“It’s not like we lost our three top scorers or something.”

L’obiettivo sarà quindi mantenere la stessa identità, lo stesso modo di giocare e gli stessi principi, integrando contemporaneamente i nuovi giocatori.

Shai: “Mi sento un giocatore migliore”

Il Media Day ha permesso anche a SGA di parlare del proprio percorso durante l’estate.

La domanda era semplice: cosa ha imparato su sé stesso e sul proprio gioco?

La risposta di Shai è stata decisamente da Shai:

“I didn’t learn anything I didn’t already know.”

Ma subito dopo ha aggiunto:

“I feel like I got better this summer, for sure.”

Il canadese ha lavorato anche con la nazionale durante l’estate e ha avuto l’opportunità di sperimentare situazioni differenti rispetto a quelle vissute abitualmente a Oklahoma City.

In particolare, il gioco lontano dalla palla è stato uno degli aspetti sui quali ha potuto lavorare.

Una possibile arma in più per una squadra che, con il rientro di JDub, dovrà redistribuire responsabilità offensive.

L’MVP? SGA non ci pensa

Shai è inevitabilmente uno dei principali candidati a vincere nuovamente il premio di MVP, ma il non sembra intenzionato a pensarci.

“The decision for MVP is like literally 82 games away.”

Il concetto è chiaro: non si può vincere l’MVP nella prima settimana della stagione. Per questo SGA preferisce concentrarsi sul proprio compito:

“I’ve just got to be the best player I can be for this basketball team, win as many games as possible.”

Una filosofia che, peraltro, gli ha già portato due MVP consecutivi.

E poi c’è J-Dub

Se c’è un giocatore che ha ricevuto un’accoglienza particolare al Media Day, quello è Jalen Williams.

Dopo aver disputato soltanto 33 partite di regular season e cinque nei playoff a causa dei problemi agli hamstring, J-Dub è finalmente completamente sano.

E non sembra avere intenzione di perdere altro tempo.

“I know what I am.”

Una frase che racconta molto bene la sua mentalità. Williams non vuole trascorrere la stagione cercando di dimostrare qualcosa a chi lo critica o dubita di lui.

“I’m not too concerned about trying to prove to somebody — we’ve all seen it.”

Il suo unico obiettivo è molto più semplice:

“I’m just excited to prove that I can play healthy.”

E soprattutto:

“I’m just excited to get going, bro.”

Dopo un anno nel quale il suo corpo gli ha impedito di giocare con continuità, il desiderio di tornare semplicemente a fare ciò che ama è evidente.

J-Dub: “A metà giugno era praticamente tutto normale”

Williams ha spiegato di non riuscire a identificare un momento preciso nel quale ha percepito di essere tornato al 100%.

Il recupero è stato invece progressivo e, secondo le sue parole, già verso metà giugno il processo stava diventando praticamente “seamless”.

Adesso il punto non è più il recupero, bensì la continuità.

J-Dub vuole semplicemente riuscire a giocare un’intera stagione ascoltando il proprio corpo e mantenendosi sano.

Per Oklahoma City, il suo ritorno potrebbe essere quasi paragonabile a un nuovo acquisto.

Lo stesso SGA ha sottolineato quanto la presenza di Williams possa rendere più semplice il lavoro dell’intero gruppo:

“We’ll have an All-NBA talent who puts the ball in the basket and guards 1 through 5.”

E poi la frase più importante:

“I’m just excited for Dub to be able to play.”

Chet Holmgren: niente motivazioni legate al risultato

Anche Chet Holmgren è stato inevitabilmente interrogato sulla sconfitta contro San Antonio.

Dopo una postseason nella quale aveva dominato nei primi due turni prima di incontrare maggiori difficoltà contro gli Spurs, Chet ha spiegato di aver cercato di prendere le distanze dal risultato.

“Over time, I’ve tried to distance (motivations) from outcomes, good or bad.”

Il motivo?

“Outcomes change a lot, night to night, year to year.”

Secondo Chet, basare la propria motivazione esclusivamente sul risultato porta inevitabilmente ad avere alti e bassi.

“If you base your motivation based on outcomes, your motivation is going to go up and down.”

Il suo approccio è quindi diverso: avere motivazioni costanti e concentrarsi sul lavoro quotidiano.

Chet vuole continuare a migliorare

Holmgren ha anche parlato del lavoro svolto durante l’estate.

Il suo obiettivo non è semplicemente migliorare ciò che già fa bene, ma continuare ad aggiungere elementi al proprio gioco.

“I’m always excited to chase improvement.”

Il problema, secondo Chet, è trovare il giusto equilibrio.

Non si può dedicare tutto il proprio tempo solamente a migliorare le armi già presenti, ma nemmeno concentrarsi esclusivamente su aspetti che ancora non fanno parte del proprio gioco.

L’obiettivo è trovare un equilibrio tra rafforzare ciò che già funziona e costruire nuove possibilità.

Cason Wallace: il contratto può aspettare

Uno dei giocatori più osservati al Media Day era inevitabilmente Cason Wallace.

Il prodotto di Kentucky si presenta al training camp senza un’estensione contrattuale.

La deadline è il 19 ottobre, il giorno prima dell’inizio della regular season. In caso di mancato accordo, Wallace diventerebbe restricted free agent nell’estate successiva.

La sua risposta alla domanda sulla situazione contrattuale è stata estremamente diretta:

“That’s between my agent and Sam (Presti). I’m just here to get better and win games.”

E quando gli è stato chiesto se la situazione gli pesasse:

“Right now I’m not even thinking about it.”

Cason ha quindi deciso di lasciare il problema nelle mani del proprio agente e di Sam Presti.

Il suo pensiero, almeno pubblicamente, è già rivolto al campo:

“Training camp is tomorrow. So that’s really where my mind’s been at.”

Cason e il nuovo ruolo

Il timing è significativo.

Con la partenza di Lu Dort, Wallace è il candidato naturale a ricevere un ruolo più importante.

Ma il giocatore non sembra vivere questa situazione come una pressione.

Anzi, il messaggio è quello di chi vuole semplicemente continuare a crescere.

E Mark Daigneault, parlando di Wallace, ha confermato quanto la franchigia si fidi di lui, pur rifiutandosi di annunciare ufficialmente il quintetto titolare.

“He’s somebody that I trust as much as anybody.”

Wallace ha già giocato partite importanti durante il percorso dei Thunder, comprese gare delle Finals.

Ora potrebbe essere arrivato il momento di fare un ulteriore salto.

Alex Caruso: il suo ruolo potrebbe cambiare

Un altro giocatore particolarmente interessante sarà Alex Caruso.

Oklahoma City ha gestito attentamente il suo minutaggio durante le ultime due regular season, puntando ad averlo fresco per i playoff.

Caruso ha giocato in media 55 partite nelle ultime due stagioni con i Thunder, restando sotto i 20 minuti di media.

Ma quest’anno potrebbe essere diverso.

“But this year might be different. You can’t script it. You don’t know what’s going to happen.”

Le partenze di Dort, Joe e Wiggins hanno infatti ridotto la profondità della squadra.

Di conseguenza, potrebbe essere necessario chiedere qualcosa in più al veterano.

Caruso, però, ha anche ricordato di essere arrivato in ottime condizioni ai playoff nelle ultime due stagioni e di aver avuto un impatto importante proprio quando contava maggiormente.

Un roster diverso, ma non una squadra diversa

È probabilmente questo il filo conduttore dell’intero Media Day. I Thunder hanno perso tre giocatori importanti. Ma non hanno perso la propria identità. Shai, J-Dub e Chet sono ancora qui. Hartenstein e Caruso sono ancora qui. Cason Wallace, Ajay Mitchell e Jared McCain sono pronti a ricevere maggiori responsabilità. E dietro di loro c’è una generazione di giovani che aspetta il proprio momento. Come ha spiegato Caruso, l’obiettivo non è ricostruire la squadra da zero. È capire come inserire i nuovi pezzi mantenendo gli stessi principi.

La nuova sfida per i Thunder

La stagione 2026/27 sarà quindi particolare. Non soltanto perché Oklahoma City dovrà provare a tornare alle Finals dopo la sconfitta in gara 7 contro San Antonio. Ma perché dovrà farlo con una versione diversa della squadra.

La NBA ha costretto i Thunder a cambiare. Adesso toccherà a Mark Daigneault e ai suoi giocatori trasformare quei cambiamenti in qualcosa di nuovo.

E le parole del Media Day lasciano una sensazione molto chiara: nessuno all’interno dello spogliatoio sembra intenzionato a utilizzare le partenze come scusa.

Anzi. Shai vuole continuare a migliorare. Chet vuole continuare a lavorare. J-Dub vuole finalmente giocare sano. Cason vuole pensare al campo. Caruso è pronto ad adattarsi. E il resto del gruppo avrà l’opportunità di conquistarsi minuti e responsabilità.

Da domani si comincia davvero

Il Media Day è finito. Da martedì 29 settembre inizierà il training camp. Il 6 ottobre, a Tulsa, arriverà la prima partita di preseason contro i New Orleans Pelicans.

Poi, il 20 ottobre, il calendario proporrà immediatamente un appuntamento particolare: l’esordio della regular season sarà infatti a San Antonio contro gli Spurs, la stessa squadra che ha eliminato Oklahoma City dalla corsa alle Finals nella scorsa stagione.

La lunga attesa è finalmente terminata. I Thunder sono tornati. E, anche se qualche volto è cambiato, l’obiettivo resta lo stesso.

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