Come ogni finale di stagione arriva il momento di tirare le somme di quanto fatto e dare i giudizi a ogni componente del roster dei Thunder per questa indimenticabile annata 2024/25. Ecco quindi i voti dei campioni NBA.
Shai Gilgeous-Alexander: 10
Stagione da assoluto fuoriclasse. MVP della regular season, MVP delle finali della western conference, MVP delle Finals, miglior realizzatore NBA con 32,7 punti di media e una continuità disarmante. Ha guidato i Thunder al titolo con freddezza e carisma, scrivendo il suo nome tra i più grandi di sempre e facendo un ulteriore step rispetto all’annata precedente. Prestazioni mai banali e leadership indiscussa gli ingredienti della ricetta per arrivare all’anello.
Jalen Williams: 9
L’anno della consacrazione. All-Star, All-NBA Third Team e difensore d’élite. Ha migliorato tutte le sue medie, elevandosi nel ruolo di perfetto secondo violino al fianco di Shai. Dopo le difficoltà nella serie di secondo turno contro Denver è uscito dal guscio nelle finali di conference contro Minnesota e alle Finals contro Indiana, in particolare con una favolosa gara-5 da 40 punti. Ufficialmente una stella.
Chet Holmgren: 7,5
Stagione particolare e complicata per Chet, che dopo un inizio promettente di regular season si è dovuto fermare ai box per tre mesi a causa di un grave infortunio all’anca. Rientrato poco prima della pausa per l’All Star Game ha dato buoni segnali soprattutto a livello difensivo, faticando invece nella metà campo offensiva, dove non è mai riuscito a trovare il ritmo ideale. L’impatto resta notevole, ma deve ritrovare ritmo e solidità in attacco. Il potenziale è altissimo e sicuramente l’off season gli permetterà di arrivare al massimo della forma a ottobre per difendere il titolo.
Luguentz Dort: 8
È sempre cosa buona e giusta sottolineare quanto Lu sia un difensore formidabile, tra i migliori dell’intera lega. Quest’anno ha aggiunto anche costanza al tiro da tre, viaggiando oltre il 41% dall’arco. Meno forzature e molto più equilibrio gli hanno permesso di non essere un minus nella metà campo offensiva. È il cuore difensivo della squadra, ma anche il giocatore con più attributi, come dimostrato nella fondamentale gara-5 vinta in rimonta contro Denver in casa grazie alle sue triple nel momento più difficile della partita e dell’intera stagione.
Isaiah Hartenstein: 8,5
Il suo arrivo free agency si è rivelato essere un acquisto intelligente e determinante per la vittoria del titolo. Ha dato peso, rimbalzi e presenza (sia difensiva che offensiva) nel pitturato. Non un giocatore spettacolare, ma tremendamente utile. Poco appariscente, ma costante. Il centro che serviva per dare solidità sotto canestro e che ha trascinato la carretta per mesi in stagione regolare in assenza di Chet.
Alex Caruso: 8,5
L’altro acquisto estivo. Arrivato a Oklahoma City per dare esperienza, difesa e tiro da tre, ha fatto esattamente quello che ci si aspettava. Leader assoluto, sempre affidabile nella metà campo difensiva e intelligente nelle scelte offensive. Non ha brillato in stagione regolare, saltando diverse partite per acciacchi fisici, ma il suo contributo è stato prezioso nei momenti chiave della post season quando è salito in cattedra per indicare la retta via ai compagni. Pedina perfetta per i playoff. Per lui secondo anello in carriera dopo quello vinto nella bolla con i Lakers nel 2020.
Cason Wallace: 8
Dopo un avvio timido, è esploso nella seconda metà di stagione. Difesa aggressiva, rubate a ripetizione e un tiro che ha guadagnato fiducia. Ha chiuso con percentuali più che discrete e una crescita costante, nonostante abbia sofferto dannatamente McConnell alle Finals. Il progetto di 3&D per il futuro ha dimostrato di essere già oggi molto più di un semplice comprimario.
Aaron Wiggins: 7.5
Riserva silenziosa ma utilissima. Quando chiamato in causa ha sempre risposto con energia, difesa e tiri piedi per terra, facendo sorgere quesiti sul perché giocasse così pochi minuti in stagione regolare. Dal canto suo Wiggo non ha mai preteso più di quanto il suo ruolo richiedesse e ha portato intensità nelle rotazioni, ritagliandosi un ruolo chiave durante i playoff, ergendosi a protagonista in partite decisive come gara-2 delle Finals. In definitiva: Aaron Wiggins saved basketball.
Isaiah Joe: 7
Il tiratore designato della squadra. Letale da tre in stagione regolare, si è ritagliato un ruolo chiave in uscita dalla panchina. Purtroppo con l’avanzata nei playoff il suo ruolo è diventato sempre più marginale, non riuscendo ad avere un impatto positivo sulla squadra, faticando a trovare il fondo della retina. Da valutare il suo futuro, che potrebbe essere lontano da OKC per arrivare a un giocatore che possa garantire maggiore affidabilità in post season.
Kenrich Williams: 6
Il veterano del gruppo. Il capitano se così si può definire. Insieme a Caruso alza l’età media della squadra che altrimenti toccherebbe quella di una classe del liceo. Non ha avuto grande spazio nella rotazione, ma ogni volta che è entrato ha portato grinta, fisicità e intelligenza difensiva. È uno di quei giocatori che non brillano nei box score ma fanno il lavoro sporco con umiltà.
Jaylin Williams: 6.5
Dalla panchina ha offerto buoni minuti e si è tolto anche la soddisfazione di due triple doppie nel finale di stagione regolare con i titolari a riposo. Sempre pronto a dare energia, anche se a tratti discontinuo. Un backup affidabile, che ha saputo farsi trovare pronto, in particolare nella serie contro Denver quando è riuscito a limitare Nikola Jokic.
Ousmane Dieng: 5.5
Stagione difficile, ancora una volta. Talento intrigante, ma la sensazione è che faccia fatica a trovare ritmo e identità. Ha avuto minuti sporadici, spesso in garbage time o a partita indirizzata, e non ha mai davvero inciso. Ancora troppo acerbo per il livello competitivo raggiunto dalla squadra. Il tempo è dalla sua parte, ma il margine per l’errore si sta riducendo e il suo nome potrebbe essere inserito in qualche trade.
Ajay Mitchell – 6
Una bella sorpresa di questa stagione, che ha trovato più spazio del previsto fino all’infortunio che lo ha tenuto fuori per la maggior parte della stagione regolare. Rientrato in tempo per i playoff ha visto il campo solo sporadicamente e prettamente nel garbage time. Da rivedere e rivalutare l’anno prossimo, ma Presti potrebbe aver fatto centro di nuovo.
Dillon Jones: 5.5
Rookie che ha faticato a trovare spazio nella rotazione di una squadra già profonda e ben strutturata. Qualche presenza in G League, qualche minuto qua e là in NBA, ma mai davvero dentro i meccanismi. Il fisico c’è, la versatilità è interessante, ma al momento sembra un progetto ancora grezzo. Difficile giudicarlo severamente, ma non ha lasciato traccia.
Nikola Topic: SV
Lo aspettiamo la prossima stagione dopo aver saltato quella da rookie per un grave infortunio al ginocchio. Per lui appuntamento con la Summer League.
Adam Flagler: 4
Nei pochi minuti concessi non è riuscito a incidere né a far intravedere spunti particolari. Anzi ha fatto rimpiangere tutti noi di non avere due fette di salame al posto degli occhi. Percentuali raccapriccianti e giocatore che ci si chiede come faccia a essere ancora nel giro dell’NBA.
Branden Carlson: 6,5
Ha visto pochissimo il parquet in NBA, ma ogni volta che è stato chiamato in causa ha fatto intravedere cose interessanti. Da capire se può essere un elemento da fondo panchina.
Alex Ducas: 6
Pochi minuti a disposizione anche per il terzo two-way contract di questa stagione. Sufficienza politica.
Coach Daigneault: 8,5
Dopo aver vinto il premio di coach dell’anno la scorsa stagione c’erano molte aspettative. Non pienamente rispettate, ma è comunque riuscito a condurre la squadra al titolo, mescolando gioventù e disciplina, valorizzando le qualità dei singoli e costruendo una squadra moderna, basata sull’aggressività nella metà campo difensiva. In attacco c’è ancora tanto lavoro da fare per garantire ai Thunder la capacità di giocare anche contro una difesa schierata (o una zona) andando oltre gli isolamenti di Shai o JDub. Recupero palla e correre in transizione è una formula vincente per la stagione regolare, ma ai playoff si è visto servire anche altro. Manca ancora un po’ di esperienza in alcune letture nei finali tirati, ma è comunque uno dei migliori coach NBA.
