Come ogni finale di stagione arriva il momento di tirare le somme di quanto fatto e dare i giudizi a ogni componente del roster dei Thunder per questa bellissima annata 2023/2024.
Coach Daigneault: 9
Vincitore del premio Coach of the Year. Stagione regolare allenata ad altissimo livello portando OKC a 57 vittorie per la prima volta dell’epoca del duo Westbrook-Durant. Primo turno playoff gestito benissimo, mentre diversi punti interrogativi rimangono dalla serie contro Dallas. Perché continuare con l’overhelp lasciando liberi i tiratori dall’angolo? Perché insistere con Giddey per 4 partite? Perché alcune lineup rivedibili? E soprattutto perché chiamare quel challenge sul fallo di Shai su PJ Washington perdendo l’ultimo timeout con 2.5 secondi per fare tutto il campo? Tutta esperienza che tornerà utile per le prossime run playoff.
Shai: 9,5
Stagione da MVP per il numero 2 dei Thunder che ha condotto i suoi compagni al vertice della Western Conference al termime della regular season, rimettendo Oklahoma City sulla mappa della NBA. Ai playoff, nella serie contro Dallas, si è preso la squadra sulle spalle giocando una serie clamorosa, dimostrando di essere il miglior giocatore in campo e andando ad un passo dal forzare una gara-7 che avrebbe potuto regalarci un’ulteriore gioia in una stagione comunque estremamente positiva. Mezzo voto in meno solo per l’errore (da lui stesso riconosciuto fine partita) sul fallo commesso su PJ Washington a 2.5 secondi dalla fine di gara-6. Leader.
Holmgren: 9
Impatto straordinario quello avuto dal prodotto di Gonzaga su questa squadra. Dopo aver saltato l’intera stagione da rookie per l’infortunio al piede, Chet è tornato in campo giocando tutte e 82 le partite di regular season, garantendo quella rim protection tanto ricercata da OKC negli ultimi anni, dimostrandosi così il pezzo mancante del puzzle. Tutti i dubbi sulla sua tenuta fisica in NBA sono stati spazzati via a suon di stoppate, schiacciate, triple e movimenti impensabili per un ragazzo di 2.16 metri, in grado di tenere in piedi da solo tutta la difesa di una squadra arrivata fino alla semifinale di Conference. Se i Thunder sono passati dal decimo al primo posto a ovest tanti meriti vanno a lui. E se come dice coach Daigneault questo è il livello più basso a cui vedremo Chet, allora mettiamoci comodi.
JDub: 9
Altro giocatore chiave per spiegare il successo dei Thunder. JDub si è presentato a settembre in forma smagliante, mettendo in mostra una crescita fisica impressionante. Appena iniziata la stagione questa crescita si è palesata anche sul campo, dove si è guadagnato a tutti gli effetti i gradi di secondo violino. Stagione regolare e primo turno playoff giocati ad altissimo livello, salvo poi calare nella serie contro Dallas dove è sembrato insicuro del suo jumper e dove, probabilmente, ha sofferto la fisicità della difesa texana. Tutta esperienza per un sophomore che nessuno si aspettava già a questo livello.
Dort: 7,5
Stagione regolare discreta per il ministro della difesa che con la crescita di JDub e l’arrivo in squadra di Holmgren ha dovuto cucirsi addosso un nuovo ruolo nella metà campo offensiva. Primo turno playoff giocato da maestro in difesa su Brandon Ingram, ingabbiato nella sua morsa. Contro Doncic in semifinale ha cercato di limitare lo sloveno in ogni modo, nonostante la sua difesa non sia stata particolarmente apprezzata dagli arbitri.
Giddey: 4
Stagione deludente e con tante difficoltà quella dell’australiano che è spesso sembrato un pesce fuor d’acqua. L’andamento della serie con Dallas, chiusa addirittura con la perdita del posto nello starting lineup, riassume benissimo un’annata che potrebbe essere stata la sua ultima in maglia Thunder. In estate non ci sarebbe da sospendersi se venisse scambiato.
Joe: 8
Il tiratore dei Thunder per eccellenza. Stagione solida per l’ex Philadelphia che si è guadagnato il ruolo di sesto uomo portando punti con continuità in uscita dalla panchina. Nelle ultime due partite di playoff è partito nel quintetto titolare al posto di Giddey, chiudendo, nonostante la sconfitta, con un ottimo 3/4 dalla lunga distanza in gara-6. Con un solido 41% in stagione regolare si sarebbe meritato un posto alla gara da 3 punti all’All Star Game, ma gli sono stati preferiti nomi di maggiore caratura. In estate potrebbe arrivare un rinnovo contrattuale a cifre decisamente diverse da quelle attuali.
Hayward: 3
Voto 3 come i suoi tentativi dal campo durante i playoff. Arrivato da Charlotte alla trade deadline in cambio di Mann, Bertans, Micic e due seconde, l’ex Celtics, Hornets e Jazz si è rivelato un esperimento fallito. A peggiore la situazione le lamentele per lo scarso spazio concessogli da Mark. Bollito.
Kenrich Williams: 5,5
Uno dei pilastri in casa Oklahoma City nella scorsa stagione, ma che quest’anno ha visto il proprio ruolo farsi sempre più marginale con il passare dei mesi, fino a venir escluso dalle rotazioni. Rispolverato per qualche minuto nella serie contro Dallas.
Wallace: 8,5
La sorpresa della stagione. Scelto al draft con la pick #10 facendo trade up (tra i mugugni dei tifosi) si è guadagnato fin da subito un ruolo fondamentale nelle rotazioni di coach Daigneault. Difensore di livello, ottimo tiratore da 3 punti (42% in stagione) e soprattutto con due pa**e così. Peccato abbia concluso la stagione con una gara-6 giocata non al meglio.
Wiggins: 8
Aaron Wiggins saved basketball. Questo il meme diventato famoso sui social e che riassume perfettamente la stagione del numero 21 dei Thunder. Chiamato in causa con il contagocce, Wiggins ha però sempre convinto a suon di ottime prestazioni, conquistando così il calore dei tifosi che vedono in lui, giustamente, una pedina fondamentale di questo roster. Meriterebbe più spazio.
JWill: 6
Entrare in campo per dare minuti di riposo a Chet non è un compito facile. Con lui sul parquet e Holmgren in panchina la difesa del pitturato diventa un colabrodo, al quale cerca di mettere un tappo con qualche buon sfondamento preso di posizione. Back-up center discreto per la stagione regolare, ma che ai playoff contro avversari di un certo livello finisci per pagare a caro prezzo, come ha dimostrato la serie con i Mavs. L’emblema è il mancato tagliafuori su PJ Washington che prende il rimbalzo sul libero sbagliato da Lively e poi spara dall’angolo la tripla che porta Dallas a pareggiare gara-6 e a cambiare definitivamente l’inerzia della partita.
Dieng: 6
Poche apparizioni con i Thunder per il giovane francese, che complice la crescita inaspettata della squadra ha faticato a trovare spazio, finendo per passare la maggior parte della stagione in G-League in maglia Blue, con i quali ha vinto il titolo con tanto di MVP delle Finals. Speriamo che questo trionfo gli permetta di fare il salto di qualità e che possa dimostrarsi un tassello utile già dall’anno prossimo.
Waters: 6
Anche per il nativo dell’Oklahoma ci sono stati molti meno minuti a disposizione visto il salto di qualità della squadra. Quando chiamato in causa ha però sempre fatto il suo. Protagonista invece del titolo di G-League vinto dai Blue.
Muscala: SV
Impossibile dare un voto a Musky. Il ritorno a casa dopo aver ottenuto il buyout dai Pistons non è seguito da un gran minutaggio, anzi. Veterano nello spogliatoio.
Biyombo: SV
Stesso discorso fatto per Muscala. Arrivato dopo la trade deadline ha totalizzato solo qualche minuto nei vari garbage time. Cartolina della sua avventura a OKC: lo svenimento in panchina a Portland.
Mann: 5
Mandato a Charlotte alla trade deadline. Una delle ciambelle sfornate al draft da Presti ma uscite senza il buco. Il suo ruolo a roster era già stato ridimensionato la scorsa annata dopo un’ottima campagna da rookie. Questa stagione i minuti a lui concessi sono diminuiti ulteriormente e non è mai neppure riuscito a sfruttarli a dovere. Molto legato ai compagni viene ricordato più per la foto pubblicata in cabina di pilotaggio che per quanto fatto in campo quest’anno.
Micic: 5,5
Chi si aspettava di vedere anche oltreoceano il fantastico realizzatore che aveva incantato tutti in Europa vincendo anche due titoli MVP delle Final-Four di Eurolega ha dovuto ben presto ricredersi. Coach Daigneault lo fa esordire in NBA solo dopo diverse partite e pian piano si ritaglia un ruolo in uscita dalla panchina più come floor general che come realizzatore (25% da 3 e buco nero difensivo). Quando sembrava aver trovato la sua dimensione in questo ruolo viene inserito nello scambio per Hayward.
Pokusevski: 5
Il progettone di Presti alza bandiera bianca con la trade che lo ha portato Charlotte. Le cose positive fatte intravedere la scorsa stagione prima dell’infortunio non si sono più ripetute e una volta tornato a disposizione Chet, il lungo serbo non ha più avuto chance di vedere il campo, finendo ai margini delle rotazioni dietro a JWill, Dieng, Kenrich e persino Sarr. Rimarrà il rammarico di non aver visto nemmeno un minuto delle thin tower in campo contemporaneamente.
Johnson: 6
Per il rookie scelto al secondo giro e che ha firmato un two-way contract sono state poche le occasioni di scendere in campo con i Thunder. Buona però la sua stagione in G-League. Sufficienza sulla fiducia.
Sarr: 6,5
Solo 15 partite giocate con i Thunder per l’altro two-way contract di OKC che però si dimostra un lungo interessante. Molto bene in G-League, dove è stato uno dei protagonisti del titolo vinto.
