Holmgren, Smith o Banchero. Questo è il dilemma. In casa Thunder, dopo il successo della lottery che ha regalato la pick #2 al draft, sono iniziati i casting per capire chi vestirà la canotta di OKC la prossima stagione. Nonostante alcuni rumors vorrebbero Presti impressionato e tentato da Jaden Ivey, la lista dei candidati per la seconda scelta assoluta dovrebbe essere limitata ai tre lunghi citati precedentemente. Ognuno di loro porta con sé pregi e difetti che andremo ora ad analizzare per capire chi può essere maggiormente utile ad Oklahoma City.
Jabari Smith Jr, secondo la maggior parte della stampa americana, è ad oggi il candidato principale per essere selezionato con la pick #1 dagli Orlando Magic, alla disperata ricerca di un uomo franchigia. Il figlio d’arte è il lungo meno lungo fra i top-3 e questo lo rende il più appetibile per le esigenze dei Magic. Smith si sposerebbe perfettamente anche nel sistema dei Thunder grazie alla sua versatilità che lo rende un ottimo tiratore dal perimetro (43% da tre punti in stagione ad Auburn), un difensore d’élite in grado di cambiare su tutti e 5 i ruoli ed un giocatore fisicamente già pronto per l’NBA nonostante i soli 19 anni. Tutte queste caratteristiche fanno sì che Jabari sia la scelta più scontata per OKC qualora Orlando dovesse passarlo alla #1. Grazie al suo tiro i Thunder aprirebbero l’area per le penetrazioni di Shai e Giddey, i quali potrebbero contare su un tiratore affidabile a cui destinare gli eventuali scarichi. In difesa Smith renderebbe la squadra di coach Daigneault ancor più competitiva ed insieme a Dort andrebbe a rappresentare l’ancora difensiva su cui fondare i successi futuri. Oltre a questi punti di forza Jabari ha però anche alcuni punti deboli che fanno sorgere interrogativi. Nella stagione ad Auburn Smith ha evidenziato una certa riluttanza nel concludere nei pressi del ferro, preferendo di gran lunga tirare dal mid-range, specialmente dal gomito. Il palleggio ed il ball handling sono abbastanza carenti, così come la self-creation che in proiezione NBA desta parecchie preoccupazioni, seppur al college sia riuscito a segnare con buona frequenza anche in situazioni di uno-contro-uno da fermo. Se Presti dovesse puntare su di lui – qualora fosse ancora disponibile – i Thunder si ritroverebbero in casa un giovane estremamente interessante su cui poter lavorare e con tutte le caratteristiche necessarie per integrarsi perfettamente all’interno degli schemi di coach Daigneault.

Il giocatore che ad oggi sembra destinato a sbarcare in Oklahoma con la pick #2 è però Chet Holmgren. Il lungo di Gonzaga ad inizio anno si contendeva la chiamata alla prima scelta assoluta insieme a Banchero, ma nelle ultime settimane pare aver perso terreno nei confronti dell’outsider Smith. Qualora Orlando dovesse puntare su Jabari, difficilmente Presti si farà scappare l’opportunità di selezionare un giocatore con tanto potenziale come Holmgren, che ai Thunder oltretutto servirebbe come il pane. Chet porterebbe infatti tiro dalla lunga distanza, difesa al ferro e capacità di guidare la transizione offensiva. In maglia Bulldogs Holmgren ha tirato con il 39% da tre punti, dimostrando di poter fare la differenza in entrambe le metà campo e di avere nel proprio arco alcune frecce che difficilmente passano inosservate. Il fit con Oklahoma City sarebbe perfetto considerando che si sposerebbe benissimo al fianco di Shai e Giddey, garantendo loro spazio per entrare in aria ed un obiettivo a cui destinare gli scarichi per concludere sia sotto canestro che dalla lunga distanza. Altro punto a favore di Holmgren è la sua capacità di giocare off-ball e l’aver avuto un low-usage nella stagione a Gonzaga. Come Smith, Chet sarebbe dunque un ottimo finisher ad Oklahoma City, lasciando palla in mano ai diversi creator in grado poi di metterlo in ritmo e nelle condizioni ideali per rappresentare una seria minaccia anche nella metà campo offensiva. Difensivamente Chet è quel rim protector che manca ai Thunder e che permetterebbe alla squadra di Mark Daigneault di fare un ulteriore passo in avanti, considerato che già la scorsa stagione è stata a tratti la miglior difesa della lega nei pressi del ferro. Esaminati i pro è il momento di analizzare i contro. L’interrogativo che accompagna il nativo di Minneapolis è rappresentato dal fisico. Un lungo di 7 piedi che pesa solo 86 kg potrebbe trovare delle difficoltà ad affrontare i pariruolo in NBA, nonostante la lega stia andando sempre più verso una massiccia presenza di giocatori con queste caratteristiche fisiche. L’essere così snello potrebbe rappresentare una problematica soprattutto nel concludere al ferro – come in parte già osservato al college – mentre difensivamente ha dimostrato di essere estremamente competitivo anche contro avversari decisamente più grossi di lui. Un altro punto debole di Holmgren è una self-creation non entusiasmante, fondamentale molto importante nell’NBA moderna, soprattutto ai playoff. In una squadra come OKC che può contare su creator e facilitatori del calibro di Shai e Giddey questo difetto potrebbe però essere nascosto e consentirebbe a Chet di avere a disposizione il tempo necessario per lavorare e migliorare.

Last but not least, Paolo Banchero. Il futuro nazionale italiano viene dato da tutti i mock draft alla pick #3 di proprietà degli Houston Rockets, ma durante i workout con Orlando ed Oklahoma City proverà a ribaltare le previsioni. Grazie ad un fisico imponente e ad un’ncredibile capacità di crearsi il tiro in isolamento da diverse posizioni, Banchero ha tutte le carte in tavola per essere chiamato con la prima scelta assoluta e di giocarsi il titolo di rookie of the year. Considerando le necessità dei Thunder, l’azzurro nativo di Seattle è però il meno quotato della compagnia per essere selezionato da Sam Presti. Infatti, seppur l’incredibile self-creation ed il mix di skills tecniche e mezzi fisici nel pitturato rendono Banchero un profilo che potrebbe far comodo ad OKC per dare un supporto offensivo a SGA, tanti altri aspetti del suo gioco non lo rendono un fit ideale nel progetto di squadra che ha in mente coach Daigneault. A Paolo piace avere palla in mano per far collassare le difese e poi concludere in ISO o scaricare per i compagni liberi. Ad Oklahoma City, con la presenza a roster di Giddey e Gilgeous-Alexander, diventerebbe complicato garantire tutti questi possessi al prodotto di Duke, che dovrebbe adattarsi a giocare off-ball e con uno usage minore rispetto a quanto era abituato al college. Inoltre le sue percentuali al tiro dalla lunga distanza non sono eccelse (33%) e questo potrebbe comportare un problema di spacing in una squadra che ha necessariamente bisogno di giocatori in grado di segnare con costanza da tre punti. La difesa, che è il principale difetto che accompagna Banchero, in quel di OKC potrebbe però essere il problema minore. I Thunder sono stati infatti per gran parte della stagione scorsa nella top-10 della lega per defensive rating e grazie a buonissimi difensori come Dort, JRE, Williams e Bazley, sono stati in grado di nascondere Josh Giddey, le cui lacune difensive erano evidenti fin dalla notte del draft. Lo stesso potrebbe dunque succedere anche con Paolo che, condividendo il campo con un lungo dai compiti prettamente difensivi, verrebbe aiutato e non esposto agli attacchi avversari.

