IL TANKING DEI THUNDER

“The Oklahoma City Thunder are a black eye on the NBA”. Da tanto, troppo tempo leggiamo questa frase sui social e all’interno di articoli scritti da coloro che dovrebbero essere giornalisti professionisti ed imparziali, ma che invece, purtroppo, spesso si rivelano incompetenti o più semplicemente di parte, ignorando ciò che le partite e le statistiche raccontano, limitandosi così ad una narrazione superficiale, anziché realizzare un’analisi dettagliata della situazione, come correttamente andrebbe fatto.

È dunque arrivato il momento di mettere la parola fine a questa leggenda dei Thunder come “squadra che rovina la credibilità della lega” e per farlo andremo ad esaminare quello che è il ‘tanking’ della franchigia capitanata da Sam Presti.

Partiamo dal principio, ovvero dal momento in cui si è iniziato ad utilizzare il termine ‘black eye’ per giudicare Oklahoma City. Il tutto ebbe inizio la scorsa stagione, quando dopo la pausa dell’All Star Game i Thunder inanellarono una pesante striscia di sconfitte consecutive. La critica principale che veniva mossa alla squadra di coach Daigneault era quella di non utilizzare Horford e Gilgeous-Alexander, forzando così di proposito le sconfitte, con l’intento di aumentare le possibilità di una scelta alta in sede di draft. Horford, di comune accordo con il front office, venne escluso dal roster attivo, mentre SGA, a causa di un serio infortunio al piede (fascite plantare), fu costretto a saltare il resto della stagione. Se la scelta di escludere Horford dalle rotazioni – dopo non essere riusciti a scambiarlo – può essere oggetto di discussione, è impossibile contestare ai Thunder il non aver più fatto giocare Shai Gilgeous-Alexander, ovvero un giocatore effettivamente infortunato che,  come dichiarato da lui stesso, ha recuperato pienamente solo ad estate inoltrata.

OKC, facendo giocare tanti giovani alle prime esperienze in NBA, ha sì deliberatamente deciso di non essere più competitiva dopo esser stata a ridosso della zona play-in fino alla trade deadline, ma nonostante le 24 sconfitte nelle ultime 27 partite non è stata la peggior squadra della lega, finendo con un record migliore di Orlando, Detroit e Houston (che perse 20 partite consecutive nel corso dell’annata) e con lo stesso di Cleveland. Per quale motivo allora tutte queste altre squadre non hanno ricevuto le medesime feroci critiche piovute sui Thunder? Forse perché fin dalla trade con i Clippers per Paul George, l’operato di Sam Presti di accumulare picks ha infastidito buona parte dei giornalisti ed addetti ai lavori?

Una risposta certa non la si può dare, mentre è possibile affermare con certezza che da quest’anno i Thunder hanno ripreso lo sviluppo del roster senza forzare appositamente alcun tipo di risultato, contrariamente a quanto qualcuno vuole insinuare.

A supporto di questa tesi ci sono le prestazioni sul parquet, con una squadra che si impegna al massimo dal primo all’ultimo minuto e che anche quando ha subito la peggior sconfitta della storia dell’NBA contro i Grizzlies, ha reagito alla batosta tornado a Memphis pochi giorni dopo espugnando il FedEx Forum. Inoltre, molti dei giovani che lo scorso anno erano diventati punti fermi del quintetto titolare dalla pausa dell’ASG in poi (Pokusevski e Maledon su tutti), oggi faticano a trovare spazio e vengono spesso mandati in G-League per avere minuti e continuare la propria crescita gradualmente.

Anche le statistiche supportano la tesi che OKC stia giocando al meglio la propria stagione senza perdere volontariamente. I Thunder sono infatti l’undicesima difesa della lega, a dimostrazione di come l’impegno e l’abnegazione nella fase difensiva non vengano meno. I problemi per la squadra di Daigneault nascono nell’altra metà campo, ovvero quella offensiva, nella quale OKC si attesta come il peggior attacco della lega, sia per punti segnati che per percentuali dal campo.

Questi numeri portano Oklahoma City ad avere dopo 53 partite un record di 17 vittorie e 35 sconfitte, che le valgono il quart’ultimo posto in classifica davanti solo a Detroit, Orlando e Houston, guarda caso le stesse squadre che un anno fa chiusero la stagione con un record peggiore dei Thunder e che, nonostante abbiano selezionato più in alto al draft 2021, anche quest’anno, numeri alla mano, risultano essere più propense al vero e proprio tanking, tenendo spesso a riposo i propri giocatori migliori e collezionando prestazioni difensive quantomeno rivedibili.

L’attitudine verso il tanking dei Thunder è dunque diversa da quella di dodici mesi fa, quando era necessario forzare le sconfitte per risalire posizioni in ottica lottery, e da quella adottata oggi da molte altre franchigie. La squadra di coach Daigneault perde spesso e volentieri, ma è tutt’altro che intenzionale, come dimostrano le tante partite perse nei finali punto a punto e le statistiche citate precedentemente. OKC scende quasi sempre in campo con il giusto atteggiamento, ma, essendo squadra con oggettivamente meno talento di molte altre, finisce con l’accumulare sconfitte a ripetizione.

La chiave per non giudicare negativamente l’operato dei Thunder, come purtroppo molti continuano a fare, è dunque riconoscere l’impegno profuso ogni notte, che permette di far fare esperienza ai giovani e di svilupparli con la giusta mentalità, poiché quest’ultima, se perdente, non si può estirpare facilmente, nemmeno con una prima scelta.

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