WEEKLY REVIEW

La prima settimana di stagione regolare NBA è ormai in archivio e le sorprese nella lega più bella del mondo non sono certo mancate. Meno sorprendente invece, a livello di risultati, l’avvio di regular season degli Oklahoma City Thunder. Il record di squadra, dopo le prime 6 partite, recita una vittoria e cinque sconfitte, in linea con quelle che erano le aspettative alla vigilia, considerato il calendario proibitivo. Dopo le prime due partite giocate sui campi di Jazz e Rockets e chiuse con due sconfitte pesanti, i Thunder hanno fatto ritorno ad OKC per affrontare tre partite consecutive al Paycom Center, nuovamente aperto ai tifosi dopo l’ormai famoso 12 marzo 2020. A differenza delle due trasferte che hanno aperto la stagione e nelle quali i giovani Thunder avevano mostrato un pessimo atteggiamento, in tutte e tre le partite casalinghe la squadra di coach Mark Daigneault ha messo sul parquet uno spirito volenteroso e combattivo, davanti ad un pubblico che ha supportato i propri giocatori fino all’ultimo secondo di ogni gara. Contro Philadelphia prima e contro Golden State poi, tutto ciò non è stato sufficiente per ottenere la vittoria, ma alla terza occasione, ovvero la partita contro i Lakers, i Thunder hanno rimontato uno svantaggio di ben 26 punti e si sono imposti su Westbrook e compagni in volata, ottenendo così il primo, e meritato, successo stagionale. Nell’ultima partita giocata, in trasferta contro gli Warriors, si sono però rivisti gli stessi limiti caratteriali e tecnici evidenziati nelle prime due uscite, rimettendo così in discussione i passi avanti mostrati nelle sfide precedenti.

Analizzando queste prime 6 partite ed i risultati si può dunque notare come la squadra, essendo composta da tanti giovani o giovanissimi, tragga giovamento dal giocare davanti al proprio pubblico, il quale ha un impatto importante nel corso dei 48 minuti di gioco. In trasferta invece perde le proprie sicurezze e non riesce ad avere la spinta necessaria per reggere gli strappi degli avversari. Non solo il fattore campo è stato uno spunto da evidenziare in questo avvio di stagione. Seppur sia chiaramente prematuro trarre giudizi definitivi, possiamo comunque analizzare alcuni note interessanti che queste prime sei uscite hanno messo in evidenza.

NOTE POSITIVE:

Innanzitutto il rientro di Shai Gilgeous-Alexander. Dopo aver saltato la seconda metà della scorsa stagione per un infortunio al piede, il numero 2 dei Thunder è finalmente tornato in azione. Nelle prime due partite il canadese è sembrato ancora arrugginito e alla ricerca della condizionene e del ritmo migliore. Dalla partita contro Philadelphia si è rivisto il vero Shai e, nonostante alcune difficoltà al tiro dalla lunga distanza (ha modificato la meccanica), ha dimostrato di valere l’estensione contrattuale al massimo salariale firmata in estate e di poter essere considerato l’uomo franchigia.

Ottimi feedback sono arrivati anche da Josh Giddey. Il rookie australiano scelto con la pick #6 all’ultimo draft tra lo scetticismo di tifosi e addetti ai lavori, ha subito messo a tacere chi dubitava delle sue qualità. Giddey si sta confermando un passatore d’élite, capace di assist incredibili, ma anche un giocatore in grado di crearsi il tiro da solo, attaccando bene il ferro, segnando con continuità il floater e bruciando la retina anche con il tiro da tre punti (brutto ma abbastanza efficace per il momento) non permettendo in questo modo alle difese di battezzarlo. Le buone notizie che arrivano dal rookie in maglia numero 3 non finiscono però qui, perché anche nella metà campo difensiva ha dimostrato di poter essere più preparato di quel che si pensava. Fisicamente dovrà irrobustirsi per poter marcare più facilmente i “3” avversari, ma, grazie ad un IQ cestistico sopra la media, si sta rivelando un difensore con ottimi istinti per la steal e per la stoppata. Si può dunque affermare senza esitazioni che fino ad ora Giddey sia uno dei migliori rookie insieme a Scotti Barnes dei Toronto Raptors, Evan Mobley dei Cleveland Cavaliers e Chris Duarte degli Indiana Pacers.

Buone sensazioni arrivano anche da Lu Dort. Il ministro della difesa continua a mietere vittime grazie alla sua capacità di difendere su qualsiasi All Star, ma è nella metà campo offensiva che sta facendo registrare i maggiori miglioramenti. Il tiro da tre, nonostante le ottime percentuali in preseason, continua ad essere altalenante, ma ha finalmente iniziato ad attaccare il ferro con maggiore continuità e decisione, ottenendo così più tiri liberi ed aumentando il proprio bottino personale di punti.

Nota di merito anche per Pokusevski, che sta ottimizzando i pochi minuti che ha a disposizione rispetto alla scorsa stagione, e per Jeremiah Robinson-Earl, rookie scelto alla #32, che si sta confermando un tassello perfetto per lo stile di gioco positionless di coach Daigneault.

NOTE NEGATIVE:

Passiamo ora alle note negative, che arrivano innanzitutto da Darius Bazley. Il nativo di Boston continua a mostrare diversi flash interessanti in attacco, ai quali però non riesce a dare continuità, non mostrando così progressi di alcun tipo rispetto alla stagione da rookie. Spesso Bazley approccia bene l’inizio della partita, con azioni che denotano grande atletismo e buone capacità di realizzazione nel pitturato, ma finisce inesorabilmente col perdersi nel corso della gara. Il tiro da tre è un tasto dolente, con la meccanica che sembra peggiorata dal primo anno ad oggi, con tanto di statistiche a supporto di questa tesi (35% il primo anno vs 31% quest’anno). Durante le interviste prestagionali Darius aveva dichiarato di voler migliorare nella metà campo difensiva, ma per il momento i risultati non si vedono. Con i pariruolo non regge mai il confronto, figuriamoci da 5 in un possibile small ball. Senza dimenticare le dormite che sono all’ordine del giorno. È risaputo che la testa è importante in un atleta e fino ad oggi Bazley non ha dimostrato di poter reggere la pressione di giocare in una lega come la NBA, che ti espone costantemente sotto la luce dei riflettori. Siamo ormai al terzo anno e se Darius vuole far parte della squadra del futuro è ora che inizi a dimostrarlo a suon di buone prestazioni e non solo a parole, altrimenti si dovranno cercare soluzioni in estate, soprattutto considerando il draft ricco di lunghi molto interessanti.

Avvio di stagione molto complicato anche per Theo Maledon. Il play francese dopo sole 6 partite è già un grosso punto interrogativo. Con Shai e Giddey a roster il suo ruolo diventa sempre più marginale. Nell’ultima partita contro Golden State ha giocato solo nel garbage time e sembra ormai esser stato superato nelle gerarchie da Jerome, che risulta essere un fit migliore, e da Tre Mann, scorer puro arrivato dal draft, che si sposa bene sia con Giddey che con Shai. Considerando queste premesse diventa difficile immaginare una lunga permanenza di Maledon ad Oklahoma City.

Nota dolente generale è invece la mancanza di un rim protector, che costringe i Thunder a subire tanti punti nel pitturato ad ogni partita. Nonostante ciò, questo spunto può anche essere considerato positivo, poiché garantisce la possibilità di perdere un numero sufficiente di gare per arrivare scegliere in top-5 al prossimo draft.

COACH DAIGNEAULT:

Infine una veloce analisi anche sul coach. Daigneault si sta confermando un allenatore molto preparato ed innovativo. L’idea di un basket positionless è interessante, seppur difficile da giudicare vista la qualità del roster a disposizione. Nonostante il record 1-5 sta allenando bene ed è ancora alla ricerca delle rotazioni giuste, dando, almeno per il momento, una chance a tutti i giocatori presenti in squadra. Molto interessante anche l’idea innovativa di assegnare determinati giovani alla squadra di G-League, gli OKC Blue, per poter permettere loro di crescere ed avere minutaggio, ma di fargli giocare lo stesso giorno anche qualche minuto con i Thunder. Vedremo se questo esperimento avrà un buon esito e se, insieme al suo coaching staff, si confermerà in grado di lavorare molto bene con i giovani a disposizione.

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