LA VERITÀ DI MICIC: “HO DETTO DI NO AI THUNDER PERCHÉ…”

Sembrava destinato a dover vestire i colori di OKC nella stagione 2021/22, provando il salto nel basket d’oltreoceano dopo aver dominato in Europa, ma alla fine così non è stato.
Vasilije Micic, in seguito alla conquista dell’Eurolega e del titolo di MVP della stagione regolare e delle Final Four, ha rinnovato il proprio contratto con l’Efes, decidendo così di restare, per almeno un’ulteriore stagione, in Europa.

A oltre due mesi di distanza da questa decisione, il play serbo ha spiegato le motivazioni della scelta a Donatas Urbonas nel podcast “Urbonus”, affermando che i Thunder ad inizio estate non erano ancora sicuri di cosa fare con lui. L’intenzione della franchigia di Oklahoma City era quella di aspettare la notte del draft, per poter capire come si sarebbe composto il roster per la stagione seguente e solo a quel punto valutare il da farsi con il giocatore serbo. Dopo aver ascoltato queste parole dal front office dei Thunder, Micic ha deciso di rinnovare per ulteriori tre stagioni il proprio contratto con l’Efes, rinviando di fatto l’approdo in NBA, che sembrava ormai fatto, e rifiutando anche una ricca offerta del CSKA pur di rimanere nella squadra turca.

Nel corso dell’intervista, il play dell’Efes ha inoltre approfondito il discorso su che tipo di squadra sarebbe per lui ideale qualora decidesse di provare il salto in NBA. Micic ha usato come metro di paragone quanto successo a Facundo Campazo, volato a Denver dopo anni da protagonista assoluto in Europa con il Real Madrid. La soluzione migliore per Micic sarebbe dunque quella di approdare in una contender, nella quale gli venga richiesto un ruolo particolare e specifico, che sarebbe disposto ad accettare. Oppure giocare in una squadra che stia cercando di sviluppare qualcosa di nuovo e che abbia l’intenzione di metterlo al centro del progetto, cosicché possa avere una certa visibilità. Micic ha confermato di aver parlato in diverse occasioni con Sam Presti, definendolo come un gran GM, ma che quando analizzavano la sua situazione, non gli veniva garantito di poter giocare tanto palla in mano e con un ruolo che gli permettesse di mettersi in mostra.

È dunque chiaro che il tergiversare dei Thunder e la mancata garanzia di potergli affidare un ruolo chiave siano stati fattori decisivi nella scelta di Micic di restare in Europa. Analizzando queste parole, risulta anche difficile ipotizzare un possibile futuro trasferimento ad OKC del play serbo, considerata la situazione e gli obiettivi dei Thunder, ormai ampiamente coperti in quella zona di campo con Shai Gilgeous-Alexander come star della franchigia e Josh Giddey come giovane su cui lavorare e da affiancare al canadese ex Clippers.
Ma mai dire mai, appuntamento rimandato alla prossima estate.

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