PAGELLONE 2020/21

SHAI GILGEOUS-ALEXANDER: 9,5
Il migliore. Questa stagione per Shai è stata quella della consacrazione, la prima da leader della squadra dopo le partenze in off season di Paul, Gallinari, Schröder e Adams. Il canadese in maglia numero 2 ha elevato il proprio gioco e le statistiche lo confermano: 23.7 punti, 5.9 assist e 4.7 rimbalzi di media a partita in poco meno di 34 minuti di utilizzo a gara. A migliorare sono state anche le percentuali al tiro: il 50% dal campo e il 41% da tre punti, rispetto al 47% e 34% della scorsa stagione, durante la quale ha assorbito come una spugna tutti gli insegnamenti di CP3. E proprio come il maestro, Shai quest’annata è diventato clutch. Dal 23 marzo non ha più giocato a causa di una fascite plantare, terminando così anzitempo la stagione con all’attivo solo 35 partite e uscendo dalla lista dei papabili vincitori del premio “Most Improved Player”.

LU DORT: 9
Dopo esser stato la sorpresa della scorsa stagione, Dort si è confermato, dimostrando di poter rappresentare un tassello importante per la squadra del futuro. La sua difensa ormai non sorprende più e al secondo anno nella lega è già diventato un difensore d’élite. I dubbi riguardavano le sue capacità in attacco, nonostante avesse chiuso la scorsa stagione con una gara-7 di playoff da 30 punti. Ebbene, partita dopo partita, Dort ha confermato le buone sensazioni di quella sfida. Il tiro da tre punti è nettamente migliorato, consentendogli così di trovare più spazio anche all’interno del pitturato. Nella partita contro Utah del 14 aprile ha registrato il nuovo career high da 42 punti mentre contro San Antonio ha realizzato il suo primo game winner. Non male per un giocatore undrafted.

DARIUS BAZLEY: 6,5
Stagione altalenante per Bazley, dal quale, inutile negarlo, ci si aspettava maggiore continuità di prestazioni. Dopo una buona partenza è calato di rendimento, per poi saltare diverse partite a causa di un problema alla spalla. Una volta rientrato la squadra era in modalità tanking puro, rendendo dunque complicato dare un giudizio definitivo sul giocatore. I risultati personali sono stati comunque abbastanza positivi, per questo merita mezzo punto in più della semplice sufficienza.

AL HORFORD: 8
Il veterano, atterrato ad OKC in off season nella trade che ha visto Danny Green volare a Philadelphia, ha disputato una buonissima prima parte di stagione. Nonostante le prestazioni positive non è arrivata nessuna offerta prima della trade deadline a causa di un contratto monstre. Essendo fuori dal progetto tecnico dei Thunder, non è stato più schierato, ma l’esempio di professionalità che ha portato nello spogliatoio è stato fondamentale ed il suo ruolo di chioccia importante per i tanti giovani in squadra.

GEORGE HILL: 7
Tre mesi particolari quelli di Hill ad OKC. Dopo aver iniziato la stagione in quintetto e aver contribuito a portare la squadra in zona play-in si è infortunato al pollice destro ed è stato fuori per oltre un mese. Alla trade deadline, grazie alle ottime prestazioni, è stato ceduto ai Philadelphia 76ers in cambio di Tony Bradley. Come Horford la sua presenza è stata importante all’interno dello spogliatoio oltre che sul parquet.

HAMIDOU DIALLO: 8
La vera rivelazione della stagione. Il giocatore che esemplifica perfettamente le capacità di coach Mark Daigneault nel lavorare ed estrapolare il meglio dai giovani a roster. Non rientrando nei piani futuri della società, ed essendo in scadenza, è stato scambiato ai Detroit Pistons a metà stagione. In Michigan ha continuato ad inanellare buone prestazioni, che probabilmente gli varranno un ricco contratto in free agency.

ALEKSEJ POKUSEVSKI: 7
Un voto che è una media tra il 5 della prima parte di stagione ed il 9 da quando è rientrato dall’esperienza in G-League con gli OKC Blue. Il giocatore cresciuto maggiormente nell’arco della stagione, nonché l’idolo di tutti i tifosi di OKC grazie ad una personalità particolare. Negli ultimi due mesi di tanking più sfrenato è innegabile che sia stato il vero motivo di interesse per seguire la squadra. L’impatto con la lega, a soli 18 anni, è stato traumatico. Tiri che faticavano ad arrivare al ferro, triple che somigliavano a mattoni ed il costante timore che potesse infortunarsi da un momento all’altro con quel fisico così gracile. Il passaggio in G-League è stato fondamentale. Ha preso fiducia nei propri mezzi, giocando spesso palla in mano, mettendo in mostra una visione di gioco e una qualità di passatore stupefacente per un giocatore alto 2.13 metri. Ma soprattutto ha iniziato ad esplorare il pitturato, zona di campo fino a quel momento sconosciuta. Tornato ai Thunder si è iniziato ad assistere ai primi sprazzi di Pokumania, in campo e fuori. I tiri dal palleggio e dagli scarichi hanno cominciato a bruciare la retina, i viaggi in lunetta sono stati più frequenti e l’atteggiamento è stato di un giocatore sicuro di sé. In off season dovrà lavorare tanto sul fisico, ma i lampi di talento fanno ben sperare.

THEO MALEDON: 7
Il giovane rookie francese è stato il giocatore con più minuti giocati per i Thunder in questa stagione, dimostrando di poter diventare un giocatore importante per il prossimo ciclo di OKC in uscita dalla panchina. Meno appariscente e con meno pressioni rispetto a Poku, ha fin da subito manifestato le proprie qualità. Ottimo giocatore di P&R, buon realizzatore e più che discreto tiratore da tre punti. L’esperienza all’ASVEL in Francia gli ha permesso di entrare in NBA da giocatore già pronto e di poter affrontare nel migliore dei modi un finale di stagione complicato per la squadra. In definitiva, una steal al secondo giro.

MIKE MUSCALA: 8
Mezzo voto in più per la professionalità e per l’emozione mostrata durante l’intervista di fine stagione. Giocatore veramente attaccato all’ambiente, nonostante sia stata solamente la seconda annata ad OKC. Come Horford da metà stagione in poi non è più stato chiamato in causa, ma la sua presenza nello spogliatoio è stata fondamentale. Nelle 35 partite giocate ha comunque collezionato ottime prestazioni, che probabilmente gli avrebbero potuto valere una chiamata da una contender per occupare il ruolo di lungo specialista da tre punti.

KENRICH WILLIAMS: 8
Insieme a Diallo la vera sorpresa dell’anno. Arrivato quasi per caso dai Pelicans nella trade per Adams, sembrava destinato al taglio ancora prima che la stagione cominciasse. Invece, prestazione dopo prestazione, ha convinto tutti, tant’è che Presti ha rigettato al mittente le offerte arrivate alla trade deadline. Kenny Hustle si è dunque meritato un posto speciale nei cuori dei tifosi di OKC e nella squadra del futuro.

ISAIAH ROBY: 5
Seconda stagione ai Thunder, che sostanzialmente è la prima non avendo mai giocato la scorsa causa infortunio. Nelle partite di pre season non sembrava nemmeno un giocatore di basket. Iniziata la stagione regolare ha invece mostrato buoni spunti, per poi tornare presto nell’oblio. Del young core di OKC è sicuramente il giocatore con meno potenziale. Ha dei flash interessanti, ma enormi limiti a livello di IQ cestistico. Perde spesso palla, sia per visioni errate del gioco che per continue infrazioni di passi e soprattutto in questa lega non ha un ruolo preciso. Non è né un 4, né un 5. Dominerebbe in Europa…

MOSES BROWN: 5,5
Dominante in G-League con gli OKC Blue, una volta rientrato ai Thunder si è guadagnato un contratto standard a suon di doppie-doppie. Dopo la firma, la trasformazione. Da centro interessante a giocatore impresentabile in NBA. Offensivamente molto limitato, ma sono in fase difensiva i veri problemi. Zero mobilità, battuto sempre sia dai piccoli che dai pari ruolo, anche a causa di un fisico molto snello. La dedizione al lavoro potrebbe portare miglioramenti. Da rivalutare il prossimo anno in una squadra formata da giocatori NBA e non G-League.

TY JEROME: 8
Oggetto misterioso per i primi due mesi di stagione. Arrivato da Phoenix nella trade CP3, il play ex Virginia è stato out per diverso tempo a causa di un infortunio alla caviglia rimediato il primo giorno di training camp. L’esordio stagionale è arrivato in G-League con i Blue, che ha guidato magistralmente. Le ottime prestazioni hanno convinto i Thunder a richiamarlo ed a consegnargli le chiavi della second unit, con Maledon promosso in quintetto. Giocatore dotato di un IQ cestistico elevatissimo, ha dimostrato di avere anche un clamoroso range di tiro. Ad OKC ha trovato l’ambiente giusto per esplodere e noi siamo contenti di averlo a roster.

TONY BRADLEY: 5,5
Arrivato da Philadelphia a metà stagione, il centro ex Jazz ha parzialmente deluso le aspettative. Pochi lampi e tanti punti interrogativi. Restricted free agent a fine stagione, difficilmente lo rivedremo in maglia Thunder.

SVI MYKHAILIUK: 5,5
Stagione leggermente insufficiente per l’ucraino ex Lakers e Pistons. Arrivato proprio da Detroit nella trade per Diallo, sarebbe dovuto essere uno specialista da tre punti. Le azioni migliori sono invece state delle schiacciate. Anche lui restricted free agent in estate, sarei sorpreso di rivederlo ad Oklahoma City.

GABRIEL DECK: 7
Arrivato per il finale di stagione dal Real Madrid, l’argentino ha subito messo in mostra diverse giocate interessanti. Con un contratto non garantito potrebbe essere tagliato all’inizio della prossima annata, ma non mi dispiacerebbe rivederlo in squadra per poterlo valutare con più calma.

DARIUS MILLER: 6
Difficile dare un voto all’ex Pelicans. Rientrante da un infortunio al tendine d’Achille, a 31 anni, ha avuto poco spazio in una squadra in completo rebuilding. Qualche canestro da tre punti lo ha comunque realizzato e si è distinto nella partita casalinga vinta contro i Memphis Grizzlies, grazie ai suoi punti in uscita dalla panchina. È stato poi tagliato per fare spazio a Deck.

JOSH HALL: 5
Giocatore con un two-way contract. Pochissimi minuti a disposizione e sfruttati male. Mezzo voto in meno per l’exploit all’ultima partita della stagione contro i Clippers che ci ha portati ad una sanguinosa vittoria in ottica lottery.

JAYLEN HOARD: 6
Altro contratto 2-Way. Molto bene nella bolla di Orlando con i Blue impegnati in G-League. Con i Thunder ha sfruttato le occasioni concesse per mettersi in mostra. Il meno peggio tra quelli visti all’opera nel finale di stagione.

CHARLIE BROWN JR: 4
Dovrebbe pagare lui i Thunder per giocare e non viceversa. Invece è addirittura riuscito ad ottenere un contratto pluriennale, probabilmente non sarà garantito, che verrà presumibilmente utilizzato per qualche trade in off season. Sul giocatore poco da aggiungere, con l’NBA non c’entra una fava.

COACH MARK DAIGNEAULT: 9
Fino alla pausa per l’All Star Game i Thunder divertivano e avevano un bel gioco grazie a lui. Da quando la squadra è stata smontata per dare inizio al tanking più sfrenato ha dovuto fare di necessità virtù. La sua mano sulla crescita dei giovani si è vista, così come le sue ottime qualità di coach a livello di idee di gioco. L’uomo giusto per questo nuovo ciclo. Mezzo voto in meno anche a lui perché è responsabile del successo contro i Clipppers l’ultima partita della stagione.

SAM PRESTI: 8,5
Off season gestita perfettamente. Da ogni cessione ha ricavato il massimo, guadagnando spazio salariale (i Thunder erano una delle squadre con il tetto stipendi più alto della lega) e giovani su cui lavorare lavorare e valutare. Eccellente anche la scelta dell’allenatore dopo aver sbagliato quelle di Brooks e Donovan in passato. Ora arriva la parte più difficile: costruire un nuovo ciclo, possibilmente vincente, ad OKC.

Lascia un commento

search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close