PAGELLONE 2019/20

CHRIS PAUL: 10
Arrivato che sembrava non dover neanche mettere piede in città per trasferirsi subito altrove. Rimasto per mancanza di offerte ha preso in mano questo gruppo. Si è elevato a leader (cosa naturale per lui), allenatore in campo e ci ha trascinati per tutto l’arco della stagione. Zero infortuni, carisma da vendere, talento cristallino, voglia di riscatto dopo ciò che era stato detto durante tutta la off season. Se siamo arrivati a giocarci il passaggio del turno in gara-7 contro la sua ex squadra Houston, il merito è principalmente suo. Cosi come la crescita di tutti i giovani della squadra, che lo hanno riconosciuto come leader tecnico ed emotivo. Il voto più alto possibile è una naturale conseguenza del lavoro svolto dentro e fuori dal campo.

SHAI GILGEOUS-ALEXANDER: 8
Ottima stagione per il giocatore arrivato questa estate nella trade con i Clippers per Paul George. Sotto l’ala protettrice di CP3 ha mostrato enormi passi in avanti e ha ampliato il proprio bagaglio tecnico, facendo capire di avere ancora ampi margini di miglioramento. In questa prima stagione ad OKC ha dimostrato il motivo per il quale Jerry West non voleva rinunciare a lui tanto facilmente la scorsa estate. Sarà senza dubbio il giocatore sul quale impostare il rebuilding e al quale verranno consegnate le chiavi della squadra. Il pubblico di Oklahoma City lo adora e lui ha dimostrato di aver la personalità per prendersi responsabilità.
C’è ancora tanto su cui lavorare, soprattutto nella meccanica di tiro e in difesa, ma il futuro per Shai sembra brilante.

DENNIS SCHRÖDER: 8,5
Il vero e unico sesto uomo dell’anno. Stagione straordinaria per il tedesco che, dopo un primo mese difficile, ha cambiato ritmo diventando il fattore decisivo per la svolta positiva della stagione dei Thunder. Da metà novembre in poi ha alzato il suo livello di gioco in entrambe le metà campo. Donovan lo ha dunque proposto nel quintetto col quale terminava le partite, che numeri alla mano è diventato il più produttivo e vincente dell’intera lega. Con le sue accelerazioni e un notevole miglioramento al tiro dalla lunga distanza si è guadagnato la possibilità di giocarsi la vittoria del premio “Sixth man of the year”. I suoi 19 punti di media in uscita dalla panchina sono il record della lega e gli valgono il voto assegnato.

DANILO GALLINARI: 8
Primo italiano nella storia dei Thunder. Il ragazzo di Graffignana è riuscito a trovare la miglior stagione in carriera in quel di OKC con oltre 19 punti di media e ricoprendo un ruolo fondamentale all’interno della squadra. Anche lui, come Paul, sembrava essere solo di passaggio, ma dopo aver declinato l’offerta dei Miami Heat a febbraio ha concluso l’annata con noi. Il voto è una media tra il 9 della stagione regolare, in cui è risultato spesso l’uomo decisivo nelle vittorie in volata, e il 7 dei playoff. Le brutte prestazioni in gara-5 e soprattutto nella decisiva gara-7 hanno contribuito all’eliminazione. Per lui il secondo turno playoff rimane una maledizione. Al 99% non lo vedremo più ad Oklahoma City il prossimo anno, dunque grazie Gallo.

LUGUENTZ DORT: 9
La vera sorpresa della stagione. Undrafted, ha firmato un contratto two-way in estate. Fino a dicembre aveva giocato solo con gli OKC Blue, squadra di G-League. Nella partita del 29 dicembre contro i Toronto Raptors, nel suo Canada, esplode la Dortmania. Da quel momento prende il posto di Ferguson in quintetto e non lo lascia più, diventando un fattore difensivo fondamentale per i Thunder. La sua difesa su Harden ha fatto il giro del mondo e farà scuola. Nell’ultima partita playoff ha addirittura segnato 30 punti (record per un rookie undrafted), dimostrando di poter essere anche un fattore in attacco se lavorerà sodo. Insieme a Shai e Bazley è il futuro della franchigia, dopo che durante la pandemia ha firmato un quadriennale a poco più di 5 mln di dollari.

STEVEN ADAMS: 6
Stagione senza infamia e senza lode quella del centro neozelandese. Ma da un giocatore che percepisce 25 mln all’anno ci si aspetterebbe di più. Qualche cenno di miglioramento rispetto all’annata precedente c’è stato, ma niente di straordinario. La sufficienza è risicata, meritata solo per lo sforzo mostrato ai playoff in una serie in cui era un pesce fuori d’acqua ma tenuto misteriosamente in campo da coach Donovan. Entra nell’ultimo anno di contratto, probabile si cerchi nuovamente di scambiarlo durante la off season.

NERLENS NOEL: 6,5
Come il collega di reparto la sua stagione non regala particolari guizzi. Ma a differenza di Aquaman il suo ingaggio è un minimo salariale. Regala qualche giocata di incredibile atletismo e la sinergia con Schröder sui pick&roll conclusi con la schiacciata al ferro sono il marchio di fabbrica. Per questo mezzo voto in più rispetto ad Adams.

DARIUS BAZLEY: 7,5
Molto positiva la stagione del rookie, sul quale c’erano molti interrogativi la notte del draft e ad inizio anno. Dopo un periodo di adattamento ha mostrato importanti segnali di crescita, sostituendo alla grandissima Gallinari quando l’azzurro veniva tenuto a riposo. Durante la pausa forzata dovuta al Covid ha lavorato sodo e al restart è sembrato molto migliorato. Ottimo l’atteggiamento ai playoff. Senza paura, deciso e passi in avanti a livello difensivo. Per questo il suo voto è aumentato. Sprazzi da vero campione ne ha mostrati, ora vedremo come continuerà la sua crescita, ricordando che ha solo 20 anni. Da sottolineare il bellissimo rapporto che ha instaurato con Chris Paul, che lo tratta come fosse il suo figlioccio.

TERRENCE FERGUSON: 4
Ennesima stagione ampiamente insufficiente per il ragazzo di Tulsa. Nonostante la fiducia che tutto l’ambiente gli ha mostrato nel corso degli anni, Ferguson continua a non ripagarla. Spesso timoroso, in attacco non segna neanche se dovesse tirare in una vasca, difensivamente si dà da fare, ma il confronto con Dort è impietoso. Nella seconda parte della stagione si vede pochissimo, ormai uscito dalle rotazioni. Futuro incerto.

HAMIDOU DIALLO: 6
Giocatore ancora difficile da inquadrare. Atletismo assurdo, tecnica rivedibile a voler essere generosi. Durante la stagione regolare in uscita dalla panchina ha mostrato dei buoni spunti, portando energia a una squadra che quest’anno correva molto meno rispetto alle annate precedenti. Ai playoff la sua inadeguatezza è risultata palese. Dovrà lavorare molto al tiro per poter avere un futuro nella lega. Sicuramente più futuribile di Ferguson.

MIKE MUSCALA: 6,5
Il lungo bianco tiratore di riserva. Questo era il ruolo di Musky. Anche per lui l’inizio di stagione è stato deludente, ma nel corso dell’anno si è rivelato importante in diverse partite in cui si faticava a segnare da tre. Difensivamente è un telepass ma nel complesso si è impegnato e merita che questo impegno venga riconosciuto.

ABDEL NADER: 6,5
Discreta stagione dell’egiziano che come le altre riserve in alcune partite di regular season è stato importante. I miglioramenti in attacco sono stati evidenti a tutti, rimane il problema della difesa. Anche lui scomparso dalle rotazioni nei playoff. Nel complesso un buon progresso rispetto alla stagione scorsa, nella quale non si poteva vedere sul parquet.

ANDRÈ ROBERSON: 10
Voto obbligatorio considerato il suo ritorno in campo che ormai sembrava utopia. Il ragazzo ha dimostrato un incredibile forza mentale e tre anni dopo quel terribile infortunio e diverse ricadute è finalmente tornato a calcare i campi di basket NBA. Contratto in scadenza per lui, un rinnovo al minimo salariale potrebbe essere interessante per portare esperienza in un gruppo giovane.

DEONTE BURTON, DEVON HALL, KEVIN HERVEY: S.V.
Impiegati poco o nulla. Solo qualche minuto durante i seeding games nella bolla. Troppo poco per dare un giudizio

COACH BILLY DONOVAN: 5
Sarebbe stata una stagione da 8. Ma le sue scelte assurde e soprattutto i non aggiustamenti ai playoff fanno precipitare il voto. Arrivato terzo nella corsa al “Coach of the year” rovina tutto nella serie contro Houston, nella quale viene demolito dal collega D’Antoni. Il volersi impuntare a giocare con un centro in questa sfida, fino all’ultimo secondo, si è rivelata una scelta sbagliata. Tutti lo avevano capito già dopo gara-1. Lui a quanto pare è stato l’unico a non volerlo capire. O semplicemente ha deciso che se doveva morire, lo avrebbe fatto con le sue idee. Il contratto scade al termine della stagione, vedremo se verrà nuovamente riconfermato o se si aprirà un nuovo ciclo.

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