GAME OVER


È dura. Così fa male, malissimo.
Termina in gara-7 del primo turno playoff la stagione dei nostri amati Oklahoma City Thunder, che vengono sconfitti nella partita decisiva della serie dagli Houston Rockets col risultato finale di 104-102.
Ennesimo arrivo in volata, che in questa occasione ha visto uscire vincitrice Houston, a differenza delle altre sfide decise al fotofinish che avevano invece premiato OKC.
Andamento della partita che rispecchia pienamente il risultato alla sirena finale. Sostanziale equilibrio per tutta la durata dell’incontro, con le due squadre che giocano ad una altissima intensità per tutti i 48 minuti regalando emozioni al pubblico incollato ai televisori.
Primo quarto in cui sia i Rockets che i Thunder brillano per la precisione al tiro dalla lunga distanza. Al termine è Oklahoma City ad essere in vantaggio di un solo punticino.
Nel secondo periodo entrambe le squadre continuano a bruciare la retina, soprattutto grazie a protagonisti inattesi. Dort (30 punti e migliore dei nostri) e Bazley per i Thunder, Covington e Gordon (21 punti entrambi) per i Rockets. All’intervallo la distanza rimane minima, con Houston avanti 61-59.
Nella ripresa le percentuali al tiro iniziano a calare e l’intensità della gara si fa sempre più accesa. Westbrook prende per mano i Rockets e li porta sul +8. OKC non abbandona la partita e torna subito a contatto. Nell’ultimo minuto del terzo quarto i Thunder sbagliano molto e Houston chiude in vantaggio 85-80.
Si arriva dunque cosi agli ultimi dodici minuti decisivi per capire chi avanzerà al secondo turno per sfidare i Lakers e chi invece farà le valigie per tornare a casa.
Chris Paul entra in scena ed inizia ad accumulare punti. Con una tripla ci porta sul 94-91 e raggiunge la tripla doppia (19 punti, 11 rimbalzi e 12 assist).
Houston non demorde e riprende la leadership della partita. Nonostante i diversi errori dei texani, non riuscuamo ad approfittarne e a mettere la freccia per il sorpasso che sarebbe decisivo. Con diverse gestioni dei possessi cruciali alquanto discutibili e diversi errori facili al ferro, i Thunder perdono la partita e la possibilità di passare il turno.
L’azione decisiva è realizzata da James Harden che stoppa la tripla di Dort a tre secondi dal termine. Negli ultimi istanti OKC manda in lunetta Covington che fa solo 1/2 e ci tiene in vita. Questi ultimi però non riescono ad organizzare per ben due volte l’ultima rimessa e Gallinari sbaglia il libero del tecnico fischiato ad Harden per aver commesso fallo di Paul prima che la palla entrasse in campo.
Il finale vede dunque festeggiare gli Houston Rockets di coach Mile D’Antoni che si qualificano per le semifinali della Western Conference, dove affronteranno i Los Angeles Lakers.
Paghiamo a caro prezzo, purtroppo, i tanti errori commessi negli ultimi due minuti di gioco. Schröder per due volte al ferro sbaglia due appoggi che solitamente non sbaglia. Shai con una tripla importantissima ci porta sul 102-101, ma è solo un’illusione. Regaliamo due punti a Tucker sull’azione successiva e dall’altra parte Paul, dopo la tripla sbagliata di Schröder e la palla rubata di Adams, manca il jumper del sorpasso dalla sua mattonella preferita. I tre timeout usati da Donovan per disegnare una rimessa che neanche riusciamo a mettere in pratica ad 1.1 secondo dalla fine dimostra la totale inadeguatezza del coach, che ancora una volta lascia tantissimi “if” su cosa sarebbe potuta essere questa partita.
È sempre difficile andare a casa, ma questa volta lo è ancora di più. Perché continua la maledizione che non ci vede passare al secondo turno playoff dal 2016. Perché ad inizio stagione ci davano lo 0.2% di possibilità di arrivare ai playoff. Perché abbiamo perso nel clutch time, quando quest’anno abbiamo quasi sempre vinto. Perché le chance le abbiamo avute e non le abbiamo sfruttate. Perché un Dort eroico da 30 punti avrebbe meritato un finale diverso. E soprattutto fa male perché questo gruppo di ragazzi, messo insieme quasi casualmente, ha lasciato tutto ciò che aveva sul parquet ogni partita e grazie a questo spirito ci ha fatti appassionare come non mai alla squadra. Tutti insieme avremmo meritato di proseguire il sogno, ma sfortunatamente lo sport spesso è crudele.
Non possiamo far altro ora che dire grazie alla squadra per le emozioni che ci ha regalato, sapendo che molti di questi giocatori il prossimo anno non saranno più con noi. Ma una cosa è certa. Il futuro di questa franchigia è radioso, anche se ci dovesse volere qualche anno prima di tornare ad essere competitivi.
Nel bene e nel male, nella vittoria e nella sconfitta, THUNDER UP!

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