ADDIO KOBE

La vita è imprevedibile e spesso può rivelarsi ingiusta. È questo il caso di Kobe Bryant, che nella giornata di ieri ha perso la vita in un incidente a bordo del suo elicottero privato mentre si dirigeva alla Mamba Academy per la partita della figlioletta Gianna Maria. Il veivolo mentre sorvolava i cieli nebbiosi di Los Angeles, è precipitato nei pressi di Calabasas, non lasciando scampo ai passeggeri. La notizia diventa ancora più tragica se si considera che a bordo dell’elicottero c’era pure la figlia Gianna di soli 13 anni, deceduta come il padre e le altre persone presenti sul veivolo (9 in totale).
Ci lascia dunque a soli 41 anni uno dei giocatori più illustri della storia del basket, un vero e proprio amante del gioco, nonché un padre di famiglia, che lascia così la moglie Vanessa e tre splendide figlie.
Questo però non vuole essere un articolo di mera cronaca del tragico incidente, bensì un articolo di saluto e di elogio al giocatore e alla persona eccezionale che è stata Kobe Bean Bryant.
È doveroso iniziare con un grazie, un enorme grazie a te Kobe, che come con tanti ragazzi della mia età, mi hai fatto avvicinare al gioco della pallacanestro, mi hai fatto scoprire un mondo inesplorato, mi hai regalato mille emozioni, mi hai insegnato l’etica del lavoro e del sacrificio e mi hai permesso di ammirare tutta la tua infinita classe cristallina.
Non è facile descrivere a parole ciò che hai significato per la mia generazione che non ha avuto la possibilità di ammirare Jordan nel suo prime e che non aveva ancora conosciuto LeBron James.
Sicuramente sei stato il giocatore simbolo, il giocatore che ogni partita, ogni notte, scendeva in campo con un solo obiettivo: vincere e migliorarsi senza mai accontentarsi. Un vero e proprio esempio.
I cinque titoli vinti in carriera sono la dimostrazione di quanto il lavoro ripaghi, di quanto l’impegno possa produrre risultati e di quanto il talento, unito al sudore e alla fatica, possa regalare soddisfazioni indelebili.
Sei stato un esempio, un’ispirazione per ogni ragazzino che abbia mai preso in mano una palla a spicchi.
E per noi italiani, è innegabile che tu abbia avuto sempre un posto speciale per via del tuo passato, legato cosi fortemente al nostro paese.
Il giorno della pubblicazione della tua lettera in cui annunciavi il ritiro dal basket giocato hai fatto nuovamente emozionare tutti i tuoi fan e nella tua partita d’addio per l’ultima volta hai fatto saltare in piedi dal divano tutti gli appassionati di questo sport del quale tu sei stato un meraviglioso interprete.
A poche ore di distanza dal tragico evento è ancora difficile realizzare ciò che è successo, è impossibile pensare che sia la realtà e non un incubo da cui risvegliarsi presto. Non a Kobe. Non al giocatore che mi ha fatto appassionare a questo sport e che ha caratterizzato la mia adolescenza. Non al giocatore che insieme a Westbrook avrà sempre un posto speciale nel mio cuore. Non il giocatore di cui ho preso per primo la canotta. Non ad un padre di famiglia, che deve prematuramente abbandonare moglie e figlie. Non ad un padre che ha visto la propria vita finire accanto alla figlioletta di soli 13 anni. Non così. Non in queste orrende circostanze. Ma la vita è anche questa, ingiusta e imprevedibile.
Riposa in pace grande campione. Il basket ed il mondo intero non si dimenticheranno mai di te.


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