Dalla Nuova Zelanda agli Stati Uniti, dai campi della fattoria del fratello ai palazzetti dell’NBA. La vita ha presentato fin dall’infanzia molte sfide a Steven Adams, e queste lo hanno reso la persona ed il giocatore che conosciamo oggi. Il centro di OKC, da quando è entrato nell’NBA, è diventato uno dei personaggi più interessanti e particolari della lega. Per questo motivo abbiamo deciso di analizzarlo, raccontando il suo passato.
L’INFANZIA

Steven Adams nacque il 20 luglio a Rotorua, Nuova Zelanda. Il padre, Sid Adams, arrivò sull’isola oceanica dall’Inghilterra, da dove scappò su una nave della marina sulla quale si era imbarcato clandestinamente. In Nuova Zelanda Sid si trovò bene, soprattutto nel rapporto con le donne locali. Infatti si sposò con cinque donne diverse, dalle quali ebbe addirittura diciotto figli. Steven, essendo il più giovane di questi, dovette imparare in fretta a vivere in una famiglia così particolare. Fin da piccolo Adams non ebbe molti contatti con la madre, vivendo al fianco del solo padre. Durante l’infanzia maturò due sogni particolari: diventare un All Blacks (giocatore della nazionale di rugby della Nuova Zelanda) e contadino. Il giovane Steven infatti adora l’idea di lavorare duramente tutto il giorno e a contatto con la natura. L’equilibrio che si era creato nei suoi primi anni di vita venne però rotto nel 2007, quando il padre morì a causa di un tumore allo stomaco. La perdita del padre fu per lui un colpo durissimo, poiché papà Sid era il suo punto di riferimento. Da quel momento cadde in depressione (malattia che lo perseguita in diverse circostanze della sua vita), iniziò a non andare più a scuola e si avvicinò alla vita di strada della città di Rotorua, venendo a contatto con persone poco raccomandabili. Il fratello Warren, già quarantenne, decise di mandare il fratellino a Wellington, sotto l’ala protettrice di Blossom Cameron, la quale aveva precedentemente aiutato lo stesso Warren. Nel giro di pochi anni Blossom diventa una delle persone più importanti nella vita di Steven, tant’è che il centro dei Thunder la definisce come la persona migliore sulla faccia della terra. Oltre ad aver cresciuto Steven come persona, fu proprio Blossom ad avvicinarlo alla pallacanestro, presentandolo a Kenny McFadden, un ex giocatore che aveva un camp a Wellington. E grazie a McFadden Adams riuscì a strappare la chiamata di Notre Dame (high school americana) che lo preparò per il college a Pittsburgh, dove si mise in mostra per il draft NBA del 2013.
IL COLLEGE

Adams disputò una sola stagione al college, ricevendo due premi personali e facendo registrare statistiche interessanti. Infatti nelle 32 partite giocate in stagione registrò oltre 7 punti, 6 rimbalzi e ben 2 stoppate di media a partita. Al termine della stagione, il 2 aprile 2013 si rese eleggibile per il draft NBA, rinunciando agli ultimi tre anni di college. La vita all’università però non fu facile per Steven, che lontano da casa ricominciò a soffrire di depressione. Nel periodo di preparazione al college a Notre Dame, infatti Adams sentendosi solo ed infelice, iniziò a non far più trapelare alcuna emozione. A Pittsburgh in più di un’occasione pensò di mollare e di tornare a casa sua, in Nuova Zelanda, dove si sentiva maggiormente a suo agio. Nella sua autobiografia, intitolata “Steven Adams: my Life, my flight”, afferma che ciò che provava era nostalgia, che nulla aveva a che fare col basket. I consigli di fare amicizia e nuove conoscenze non furono utili per lui, che riuscì a superare quella situazione complicata solo grazie alla propria determinazione e alla convinzione che quello stato emotivo non sarebbe durato per sempre. Se tutte le sofferenze lo avessero realmente portato ad avere una carriera nel basket, Adams era pronto a sopportarle. E così fu…
L’APPRODO E GLI ANNI IN NBA

L’approdo in NBA avvenne il 27 giugno 2013, quando venne selezionato con la dodicesima scelta assoluta al draft NBA dagli Oklahoma City Thunder, diventando così il primo giocatore neozelandese ad essere selezionato al primo giro di un draft NBA. Durante la sua prima stagione nella miglior lega al mondo, Adams scese in campo in 81 partite della stagione regolare ed aiutò i Thunder a raggiungere le finali della Western Conference. A fine stagione venne selezionato nel secondo miglior quintetto di rookie della lega.
Anno dopo anno ha fatto registrare notevoli miglioramenti, diventando il centro titolare della squadra nel 2015 dopo l’addio di Perkins ed arrivando a firmare un rinnovo contrattuale da 100 milioni di dollari in quattro anni con OKC il 31 ottobre 2016.

Nel frattempo avviene anche una impressionante trasformazione fisica/estetica di Adams, che si trasforma dal classico bravo ragazzo a Kahl Drogo, personaggio de “Il trono di spade”.

Nel corso degli anni passati ad Oklahoma City, Adams è diventato uno dei beniamini dei tifosi Thunder, nonostante le prestazioni non siano sempre state all’altezza. In particolare, l’ultima stagione è stata molto deludente, sia per Steven che per tutta la squadra, che per il terzo anno consecutivo non è riuscita ad andare oltre il primo turno playoff, dopo aver sfiorato le NBA Finals nel 2016.
Questa estate, con la partenza di Paul George e Russell Westbrook, Adams diventa il nuovo leader di OKC, il giocatore con più presenze in maglia Thunder del roster e che dovrà condurre la squadra ad una rinascita, ritornando a sfornare le ottime prestazioni con le quali aveva sorpreso e convinto tutti nei primi anni di carriera.
Ci aspettiamo dunque tutti grandi cose da Adams, che nelle situazioni difficili ha sempre dimostrato nella sua vita di saper tirar fuori il meglio di sé, di reagire e migliorarsi, perché ora più che mai tutta OKC ha bisogno del suo guerriero maori per tornare in alto il prima possibile.
