RUSSELL WESTBROOK, IL LEADER DI OKC

“With the fourth pick in the 2008 NBA Draft the Seattle SuperSonics select: Russell Westbrook from UCLA”. Con queste parole pronunciate dall’ex commisioner NBA David Stern la notte del draft 2008, ha avuto inizio la storia tra il giocatore californiano e la franchigia che da lì a pochi giorni si sarebbe trasferita ad Oklahoma City diventando ufficialmente Oklahoma City Thunder. Tutti noi sappiamo che giocatore è Russell Westbrook, con i suoi pregi ed i suoi difetti, ma non tutti conoscono il suo passato e ciò che lo ha portato a diventare la persona e l’atleta che è oggi. Per questo motivo andremo a ripercorrere la vita sportiva (e non) del nostro amato numero 0.

Russell Westbrook nasce il 12 novembre 1988 nella cittadina di Long Beach in California. Mamma Shannon e papà Russel Sr. sono molto presenti nella vita di Russ e di suo fratello Raynard, inculcandogli l’importanza dei valori della famiglia. Dal punto di vista cestistico, nonostante il padre porti tutti i giorni i due figli al campetto per insegnargli i fondamentali della pallacanestro, da ragazzino Westbrook non sembra avere uno spiccato talento per lo sport a causa del fisico esile. Infatti, negli anni alla Leuzinger High School, il vero prospetto interessante è il suo grande amico Khelcey Barris, insieme al quale Russell sognava di calcare i parquet prestigiosi della NBA. Nel 2004 però una tragedia stroncò i sogni e la vita di Khelcey. Durante un allenamento nella palestra della scuola, Barris si accascia a terra colpito da un’ipertrofia al cuore, che lo portò alla morte da lì a poco. Questo tragico evento segna un punto di svolta nella vita di tutti i giorni e sportiva di Westbrook. Russell si impone come obiettivo quello di riuscire a realizzare il sogno che aveva in comune con l’amico deceduto: arrivare in NBA. Così nel giro di pochi mesi diventa il leader tecnico ed emotivo della sua squadra del liceo, collezionando una serie entusiasmante di prestazioni di altissimo livello, crescendo sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista tecnico e attirando l’attenzione di tantissimi scout di vari college sparsi in tutta la nazione.

Russell Westbrook in maglia UCLA

La scelta del college ricadde su UCLA, lo storico ateneo losangelino dal quale uscirono tantissimi campioni NBA. Il primo anno fu complicato per Westbrook, che essendo attorniato da molte perplessità dovette accontentarsi di uno spot da shooting guard di riserva, collezionando solo pochi minuti in campo. Il secondo anno fu però quello della svolta definitiva per la carriera di Russell. Infatti, sfruttando l’infortunio del playmaker titolare Darren Collison, Westbrook entrò a far parte del quintetto titolare e trascinò UCLA fino alle final four per due anni consecutivi, insieme ad un’altra futura All Star NBA: Kevin Love. A questo punto il ragazzo è maturo, next stop NBA. Gli anni al college per Westbrook sono da ricordare non solo per la crescita nella vita sportiva, ma anche per la sua vita privata. Proprio a UCLA infatti Russell incontra la ragazza che pochi anni dopo diventerà sua moglie e madre dei suoi figli, Nina Earl, anch’ella giocatrice di basket per la squadra femminile dell’università. L’incontro della moglie al college è da citare per poter sottolineare l’importanza che ricopre la famiglia nella vita di Westbrook. In una recente intervista rilasciata a ESPN, infatti Russ afferma come sia prima un padre che un giocatore di basket, soffermando l’attenzione su quanto la famiglia sia un valore assoluto e fondamentale ragione di vita per lui.

Russell Westbrook la notte del draft dopo esser stato scelto dai Sonics

Il 26 giugno 2008 inizia ufficialmente la carriera NBA di Russell Westbrook, venendo selezionato dai Seattle SuperSonics con la quarta chiamata assoluta del draft di quell’anno. Westbrook non giocò mai però per i Sonics, poiché il 2 luglio la franchigia si trasferì ad Oklahoma City assumendo il nuovo nome Thunder. Inizialmente la scelta di Westbrook alla numero quattro non fu presa benissimo dai tifosi, che avrebbero preferito altri profili. Nonostante le ennesime perplessità sul suo effettivo talento, Russell fu in grado di zittire tutti con le prestazioni sul campo. Definito come specialista difensivo, fin dal primo anno dimostrò però il suo valore offensivo, chiudendo la stagione a 15 punti, 5 rimbalzi e 5 assist di media, eguagliando l’impresa riuscita solo a pochi altri rookie (tra cui LeBron James). Nella sfida contro i Dallas Mavericks realizzò la sua prima tripla doppia in carriera mettendo a referto 17 punti, 10 rimbalzi e 10 assist. Nel suo anno da sophmore portò i Thunder ai playoff grazie all’aiuto di Kevin Durant, col quale crebbe l’intesa anno dopo anno, fino a raggiungere le Finals nel 2012 seppur perse contro i Miami Heat. Nel 2013 Westbrook subisce il primo serio infortunio della carriera che lo costrinse ai box diversi mesi, per via della rottura del menisco durante la serie playoff contro Houston. Nel 2015 è Durant ad infortunarsi ed a fermarsi per tutta la stagione. Allora Russell prese in mano la squadra, inanellando una serie di partite incredibili e vincendo il premio di MVP dell’All Star Game. Purtroppo non riuscì a portare OKC ai playoff per la prima volta dal 2008. Il 2016 vede Westbrook ed i Thunder grandi protagonisti, arrivando in finale ad Ovest. In vantaggio 3-1 contro Golden State e pregustando la possibilità di potersi giocare nuovamente la vittoria dell’anello, la squadra venne rimontata e perse la serie 4-3. L’anno seguente è quello della storia. Durant abbandona Oklahoma City, Westbrook decide di rinnovare il contratto e di diventare l’uomo franchigia. “Mr Why Not” chiude la stagione in tripla doppia di media, ottiene il record di 42 triple doppie stagionali, superando il record precedente di Oscar Robertson, e vince inevitabilmente il premio di MVP della stagione. Nell’estate 2017 Sam Presti gli affianca due All Stars: Paul George e Anthony Davis. L’esperimento si rivela però fallimentare. Malgrado la tripla doppia di media per la seconda stagione consecutiva, infatti OKC non riesce ad andare oltre il primo turno playoff. Nonostante la stagione deludente, durante l’estate Paul George decide di restare ad Oklahoma City soprattutto grazie allo splendido rapporto costruito con Russell Westbrook, annunciando la permanenza in Oklahoma proprio dal palco della festa a casa di Russell. Il motto che ha accompagnato il duo Westbrook-George nell’ultima stagione è stato “Unfinished Business”. Sfortunatamente le condizioni fisiche precarie del duo nel finale di stagione ha condizionato il rendimento dei Thunder ai playoff, eliminati ancora una volta al primo turno. Westbrook anche in questa stagione ha trovato il modo di entrare nella storia, tenendo, per il terzo anno consecutivo, una tripla doppia di media e realizzando nella partita contro i Lakers una storica tripla doppia da oltre 20 punti, 20 rimbalzi e 20 assist. Inoltre quest’anno è stato protagonista di un episodio extra basket che sottolinea l’impegno sociale dell’uomo Westbrook. Durante una partita a Salt Lake City contro i Jazz, mentre si riposava in panchina è stato oggetto di insulti razzisti da parte di una coppia di tifosi. Russell ha risposto immediatamente ai responsabili e successivamente nel post partita ha denunciato il fatto ai giornalisti. Nei giorni seguenti ha ricevuto il supporto di tutti i suoi colleghi afro-americani e non, che hanno fortemente condannato il gesto dei fans. Gli stessi Utah Jazz si sono schierati dalla parte del playmaker dei Thunder, infliggendo un divieto a vita di accesso all’arena ai due tifosi responsabili degli insulti.

Westbrook in maglia USA

Il rapporto di Westbrook con la nazionale non è dei più idilliaci. Le uniche manifestazioni in cui ha rappresentato gli USA sono stati i Mondiali del 2010 e le Olimpiadi di Londra del 2012. In entrambi i casi si è portato a casa la medaglia d’oro, che per il momento rappresentano il suo palmares a livello di titoli di squadra.

Russell Westbrook infiamma i tifosi di OKC

Spesso tifosi ed alcuni addetti ai lavori nel corso degli anni hanno etichettato Westbrook come un perdente, un giocatore unicamente interessato alle statistiche personali ed un finto leader, dimenticandosi dei numerosi infortuni subiti e dei tanti altri campioni che non hanno mai vinto un titolo. Ma un campione come lui, un agonista del suo calibro, che lascia in campo tutto quello che ha ogni sera, un leader in grado di ricostruire una squadra competitiva dopo l’addio di Durant è destinato ad essere ricompensato con un anello, zittendo per l’ennesima volta nella sua carriera gli scettici, magari proprio quando meno ce lo si aspetta, nella città che lo ha adottato e alla quale lui ha deciso di legarsi sportivamente parlando. Perché Russell Westbrook è l’eroe che Oklahoma City merita, ma soprattutto quello di cui ha bisogno adesso. E quindi noi lo sosterremo sempre. Perché lui è il nostro leader e può sopportare il peso della responsabilità!

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